Loading...

“CEO for One Month”: al fianco di The Adecco Group per avvicinare i giovani al mondo del lavoro


Fino a qualche tempo fa, per svolgere efficacemente un lavoro erano richieste unicamente le Hard Skills, ossia le competenze tecniche essenziali che si apprendono dapprima studiando e poi iniziando a praticarle sul campo. Negli ultimi anni, però, sentiamo sempre più parlare delle Soft Skills, cioè quelle caratteristiche trasversali legate alla personalità dei singoli; nello specifico, gli HR manager stimano che “nel 2050 sarà indispensabile saper padroneggiare soprattutto problem solving, time management, oltre ad intelligenza emotiva e leadership”, essenziali per destreggiarsi nelle varie situazioni, con interlocutori diversi entro pattern e dinamiche in evoluzione. Insomma, le Hard Skills sono tuttora necessarie ma non sufficienti senza le Soft Skills. Ma… Com’è possibile apprendere queste ultime, facendole diventare parte della propria persona?


Fermo restando che la maggior parte delle Soft Skills non s’impara a comando ed è frutto di un percorso di insegnamento familiare e scolastico che ha inizio fin da piccoli, certamente un luogo fondamentale in cui si possono apprendere e sperimentare attivamente è il posto di lavoro. In Italia, purtroppo, si tende ancora a dedicare poco spazio a percorsi d’orientamento transitori tra il mondo accademico e quello professionale, con pochissime opportunità di sperimentazione effettiva. Questo è un grave problema, perché si produce un enorme gap: da un lato si dà spazio a un’eccessiva teoria senza alcuna possibilità di sviluppi pratici, e dall’altro si alimenta il rischio di sviluppare scenari irrealistici e immagini di Sè non corrispondenti al vero, sconfermati poi molto tardi dalla realtà (pensare di esser bravi nel tal ruolo non significa esserlo davvero).  

Per queste ragioni, le risorse dovrebbero essere integrate prima possibile nel sistema, anche come semplici ghost employee, spettatori passivi; come spiega l'attivista e giornalista Elisa Serafini, in tanti paesi è prassi iniziare a lavorare come osservatori, dimostrandosi attenti nello scandagliare le dinamiche operative e relazionali, capendo di volta in volta quando intervenire, canalizzando al meglio i propri sforzi e la propria creatività al fine di dimostrare, al momento giusto, il proprio valore.

Insomma, tolto lo smoking del pensiero anticipatorio, progetti quali “CEO for One Month” promosso da The Adecco group sono fondamentali perché si schierano al fianco dei fatti, dando la possibilità a dei ragazzi di sfidarsi per arrivare a vivere un’esperienza pragmatica, di vita vera, accanto al CEO, in questo caso il Capo del Gruppo Andrea Malacrida.

Abbiamo accompagnato Adecco curando la Videostrategy® per due edizioni, illustrando il complesso meccanismo di selezione: abbiamo ripreso 12 000 ragazzi e ragazze provenienti da ben 46 paesi sfidarsi in un’eterogeneità di prove, dai test psicometrici a colloqui e videointerviste, da business game online fino a un Virtual Assessment di gruppo. Abbiamo poi dato spazio ai finalisti, che si sono ritrovati al Bootcamp di Adecco per fronteggiarsi nell’ultima sfida, e siamo rimasti accanto a loro per documentare l’agitazione, la speranza, ma anche la passione nell’ideazione continua di nuove idee. Il vincitore è stato uno solo, ma gli altri hanno appreso a gestire lo spazio, il tempo e se stessi all’interno di dinamiche di gruppo.

Iniziative come queste aiutano non solo i giovani ma anche le aziende, in quanto ormai le risorse non sono più interessate soltanto al job title e al posizionamento organizzativo ma anche e soprattutto al contenuto che dovranno curare. Permettere alle risorse di entrare prima possibile negli spazi di lavoro può evitare alle aziende turnover, investimenti di tempi e denaro superflui, garantendo di esercitare un’attività di attraction & retenction grazie a progetti che hanno un alto impatto in termini di responsabilità sociale. Perché comunicare all’esterno il proprio modo di fare, essere ed esprimersi, accorcia le distanze tra idee e fatti, plasmando un equilibrio rinnovato e proficuo per tutte le parti coinvolte.

Curioso di saperne di più? Guarda tutti i video sul nostro sito!

 

Articolo a cura di Isabella Garanzini, Group Head of Storytelling presso The Story Group